Vino novello, un vino gustato ed apprezzato non solo da “novelle” generazioni!

Vino novello, un vino gustato ed apprezzato non solo da “novelle” generazioni!

 Quando il gusto fresco di un buon rosso si accorpa meravigliosamente alle note calde, fruttate ed
armoniose che ricordano il tepore autunnale in cui è bevuto, nasce in maniera quasi totalmente
genuina un cavallo di battaglia presente sulle tavole degli italiani: il vino novello.

Un capitolo importantissimo che fa luce sulla scelta e sulla successiva degustazione di un vino ha
come protagonista il vino novello. Non tutti infatti sapranno che l’unicità di questo vino risiede
nella sua tecnica di vinificazione: la macerazione carbonica. Il procedimento infatti ha primo
soggetto uve a bacca rossa a maturità precoce come il pinot nero, il sangiovese, primitivo ecc.,
diraspate affinché si ottengano acini interi messi successivamente in un serbatoio.

Quest’ultimo, una volta chiuso, è saturato di anidride carbonica rimuovendo l’ossigeno presente.
Nella seconda fase il serbatoio viene portato a temperature comprese tra i 25° e 30° dove le uve
restano a fermentare per 10-15 giorni, il tutto affinché avvenga una fermentazione malo-alcolica,
processo attraverso il quale l’acido malico (noto anche come acido di mela o acido fruttico per via
della sua particolare concentrazione nella buccia di mela) si trasforma in etanolo con lo scopo di
accelerare il declino dei batteri lattici.
Il vino novello è quello che bonariamente possiamo definire una sorta di copia del vino francese
Beaujolais nouveau. Le differenze sostanziali tra quest’ultimo e il novello italiano si riassumono in
pochi passaggi ma significativi: i nostri cugini d’oltralpe usano il 100% di uve Gamay con
l’esclusivo uso di vinificazione a macerazione carbonica; in Italia invece per la produzione del
novello si possono utilizzare fino a 60 vitigni diversi e ci si può avvalere della stessa tecnica a
macerazione carbonica fino al 40%. Poiché il restante 60% assume varie forme di vinificazione,
questo purtroppo non permette di essere percepito con la stessa esclusività.

Il vino novello (in francese vin primeur o vin nouveau) è solitamente confuso con il cosiddetto vino
nuovo. La realtà è che, contrariamente ad un vino comune di nuova produzione, proprio per le
tecniche sopra citate, ha proprietà organolettiche particolarissime. Il periodo in cui è prodotto è
l’autunno essendo il primo ad esser messo in commercio nelle fasi successive la vendemmia.
Ogni stato ha una legislazione precisa in merito ai tempi in cui può essere immesso sul mercato: in
Italia l’immissione avviene a partire dal 6 di novembre. Sono vini freschi, equilibrati, inadatti
all’invecchiamento ( in quanto superato un limite di tempo le stesse caratteristiche che lo
contraddistinguono non sono più apprezzabili), leggermente frizzanti e hanno un profumo unico di
cinnamato etile, dalle note aromatiche che ricordano fragole, lamponi, frutti rossi e l’uva stessa.

Parlando di vantaggi del vino novello, possiamo sostenere che:

  • i livelli di acidità e tannicità sono nettamente inferiori alla media dei vini rossi, conferendo
    così un’armonia di gusto invidiabile;
  • proprio per il suo carattere fruttato, fresco, dalle note quasi floreali, il nostro novello conserva
    quel sapore morbido ed amabile che gli permette di essere abbinato in maniera idilliaca a
    molti cibi che compaiono quotidianamente sulla nostra tavola: antipasti di terra, taglieri di
    salumi e formaggi freschi o a media maturazione, minestre, pasta condita con verdure di
    stagione, polenta e carni bianche. Inoltre, considerato il periodo di presentazione, si adatta in
    maniera ineccepibile alle nostre “caldarroste”;
  • considerato che la viticultura è un’attività agricola presente in tutte le regioni italiane e si
    estende su una superficie di circa 840 mila ettari con un numero di impiegati pari a quattro
    milioni tra diretti ed indiretti, la vendita dei nostri vini novelli, prodotti da nord a sud, permette
    una crescita qualitativa del made in Italy.

 

Questo è lo scopo di Valerio, che con la sua “Enotà” ha voluto mettersi in gioco proponendo ad
un pubblico attento prodotti enogastronomici di qualità elevata, pugliesi e non, difficili da
reperire. D’altronde, il perché Enotà sia diventato punto di riferimento vinicolo tarantino e non
solo, va ricercato nella decennale passione per il buono e per l’attenzione scrupolosa per tutti
quei prodotti a km zero capaci di conciliare un buon vino a cibi di produzione locale.
Noi “gastronauti” lo sappiamo bene, la passione per il gusto crea assuefazione, per cui, quale
maggior motivazione per non esserne incuriositi?

 

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