Storia del miglior vino al mondo 2018: il sassicaia 2015

Storia del miglior vino al mondo 2018: il sassicaia 2015

Wine Spectator elegge il Sassicaia 2015 come miglior vino al mondo 2018

Il miglior vino al mondo 2018 secondo l’autorità enologica Wine Spectator, il Sassicaia 2015, nasce dal coraggio e, soprattutto, dalla genialità di un grande uomo, il marchese Mario Incisa della Rocchetta. “Ma che vai a fare a piantare in quella sassicaia (ovvero, quel cumulo di sassi)!”, continuavano a ripetergli amici e colleghi viticoltori dell’epoca. E da qui il nome. Ma il giovane Mario non si è arreso. E menomale!!

Ripercorriamo insieme la sua storia. Negli anni venti, studente in erba, Mario Incisa della Rocchetta sognava di dar vita ad un vino d’eccellenza. Il suo modello enologico era il Bordeaux.

Trasferitosi nella Tenuta San Guido, sulla costa tirrenica, Mario identificò nel Cabernet “il bouquet che desiderava”. Fino alla fine degli anni Sessanta, il suo vino rimase delizia privata per gli ospiti della Tenuta San Guido. La prima annata conosciuta di Sassicaia si rivela essere infatti il 1968, anno in cui il vino fu accolto dal mercato con grande successo, senza nulla da invidiare ai “cugini francesi”.

La sua intuizione più grande fu quella di osservare la somiglianza del terreno, o per gli appassionati terroir, fatto di sassi e ghiaia, tra questa area toscana della Maremma e Graves, a Bordeaux. Ma se la somiglianza era un fattore così oggettivo e naturale, perchè si parla di rivoluzione?

Contestualizziamo.  Negli anni ‘60 i produttori toscani dovevano attenersi al disciplinare del Chianti Classico, per consentire ai loro vini di ottenere la certificazione DOC. Tutto il resto rientrava nella categoria di vino da taglio o da tavola. Il marchese Incisa della Rocchetta fu il primo ad uscire fuori dagli schemi e, con l’aiuto del noto enologo Giacomo Tachis, diede vita al Sassicaia.
L’innovazione del marchese fu quella di non utilizzare il Sangiovese, vitigno regionale per antonomasia previsto dal disciplinare, ma di fondere le caratteristiche del suo territorio con uve, il Cabernet Sauvignon (85%) e il Cabernet Franc (15%), non autoctone, bensì di Bordeaux. Da qui la dicitura di ‘vino di taglio bordolese’, e non a caso, l’introduzione nel 1992 della sigla IGT (Indicazione Geografica Tipica), che ha generato maggiore libertà per gli enologi rispetto ai vincoli DOC e DOCG, suggellando lo stile dei SuperTuscans, di cui il Sassicaia è ritenuto il precursore, e da cui derivano eccellenze vinicole italiane come Tignanello, Solaia, Ornellaia, ecc.

Un po’ di storia e di dati tecnici ci servivano per far comprendere il valore e la magnificenza di questo vino e sfatare qualche falso luogo comune come ad esempio “un vino DOC o DOCG è qualitativamente migliore di un IGT” , “perchè mai un IGT dovrebbe costare 200 euro?”.

Possiamo dunque definire il Sassicaia 2015 come il prodotto di una rivoluzione enologica che finalmente ha ricevuto riconoscimenti degni della sua qualità. Decisamente un vino denso di significato, da regalare o condividere insieme a una persona speciale, con cui si è fatto un cammino tortuoso, ma a lieto fine. Ma non solo in amore. Non è una coincidenza che perfino all’estero, sia uno dei vini da stappare in occasione di successi finanziari o grandi traguardi raggiunti. In altri termini, un nettare, un grande premio dopo una grande fatica. Ancora una volta, il vino assomiglia alle persone dietro la sua etichetta.

 

Elenia Russo

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